LA TERAPIA AL PLASMA FUNZIONA

Questo messaggio è scritto da Mauro Rango
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Vi scrivo i miei riferimenti perché mi assumo la piena responsabilità di quello che sto dicendo e vi chiedo, dopo aver letto il mio messaggio, di valutare se aiutare me e alcuni amici medici nella nostra battaglia, diffondendolo.

Non mi trovo in Italia ma vengo a sapere da un amico che ieri sera nella trasmissione di Fazio il Prof. Burioni (che da quel che mi dicono gli viene dato molto ascolto in questa vicenda epidemica) asserisce alcune cose *che devo necessariamente correggere.*

1. Burioni: Parla di SPERIMENTAZIONE COL PLASMA x evidenze scientifiche che attestino l’efficacia su contrasto a coronavirus

1. Rango: Il CONCETTO DI SPERIMENTAZIONE E’ FUORVIANTE. *La tecnica della Plasmaferesi è in uso da molte decine di anni.* I due responsabili della plasmaferesi a Mantova e a Pavia l’hanno appresa quasi 30 anni fa a Padova, in quella che allora si chiamava Clinica Pneumologica. (Privatamente, a chi sarà interessato, via email posso fornire tutta la storia e i dettagli.)

*Qui in Africa,* dove vivo attualmente, hanno iniziato a fare LA PLASMAFERESI DOPO I PRIMI DECESSI. Da quando hanno iniziato a trattare i pazienti con la plasmaferesi, in un mese si è registrato UN SOLO DECESSO – parlo della Repubblica di Mauritius (controllate i dati nel sito dell’Organizzazione Mondiale della Sanità).

2. Burioni afferma che tra i fattori di criticità c’è il fatto che non tutti i guariti producono plasma efficace.

2. Rango. È vero. Circa la metà dei guariti ha nel proprio plasma la quantità di anticorpi necessaria a curare un altro soggetto ammalato.
*È per questo che esiste un protocollo di selezione del plasma che va seguito.* *Lo sappiamo fare qui in Africa.* *Lo abbiamo appreso da voi in Italia. Se lo avete scordato inviateci un medico che gli ricordiamo come si fa.

3. Mi riferisce l’amico italiano che nella trasmissione di Fazio si è detto che la plasmaferesi è efficace SOLTANTO nei soggetti che non siano in stadio avanzato.

3. Rango : NON È VERO. Nei soggetti in stadio avanzato la plasmaferesi è NECESSARIA ma va ACCOMPAGNATA con antinfiammatori e anticoagulanti (qui mi esprimo per gli addetti ai lavori: necessari per bloccare l’attivazione dei mediatori flogogeni e l’alterazione della scala coagulatoria, bloccando il quadro di CID locale responsabile del decesso).

4. Mi riferisce sempre il mio amico che si è poi parlato della produzione di plasma sintetico perchè il sangue dei guariti non sarebbe sufficiente.

4. NON È VERO. Fate il calcolo voi stessi. Controllate il numero di persone guarite (che stanno continuando ad aumentare, con il numero di persone infette SINTOMATICHE che continua a diminuire e verificherete che non c’è bisogno di plasma sintetico. È sufficiente mobilitare tutte le associazioni di donazione del sangue.
Plasma sintetico significa: FARMACO. Che è uguale a PROFITTO. Ma soprattutto, ed è questo che ci interessa, significa ATTENDERE ANCORA LA MORTE DI QUALCHE MIGLIAIO DI PERSONE.

Sono mesi che il sottoscritto e parecchi medici in Italia cercano inutilmente di fare arrivare ai vertici dell’informazione queste informazioni. La terribile realtà, difficilissima da accettare, è che migliaia di vite si sarebbero potute salvare *con farmaci e strumenti già in possesso e in uso in Italia.*
Farmaci e strumenti che hanno il GRAVE DIFETTO di COSTARE POCHISSIMO.

FINALMENTE, dopo migliaia e migliaia di morti si inizia a parlare di uno di questi strumenti: Plasmaferesi.
*Ma da solo non basta. Non è sufficiente per salvare tutti (o quasi).*

ATTENZIONE: Nei casi gravi a questo va accompagnato un potente antinfiammatorio, un anticoagulante e l’azitromicina.

Il comportamento del virus nel corpo umano presenta due aspetti:

a) Il primo è SIMILE alla polmonite interstiziale da Micoplasma

b) Il secondo (ancora da definire completamente) SIMILE ad una vasculite.
(Dico ‘ancora da definire’ perchè alcuni medici, in Italia, dopo alcune autopsie eseguite affermano che è l’affezione ai vasi sanguigni a determinare i trombi e dunque l’esito fatale. Mentre altri specialisti in pneumologia affermano che sia l’infiammazione polmonare a determinare, nella fase finale, la formazione di trombi e il decesso.)
*MA POCO IMPORTA AI FINI DEL SALVATAGGIO DELLA VITA DELLE PERSONE!*
L’atteggiamento da tenere, in attesa di chiarire l’aspetto di cui sopra, è quello di *usare i farmaci GIÀ ESISTENTI* come se si dovesse affrontare, nel contempo, una polmonite interstiziale da micoplasma e una vasculite con esiti trombotici.
I FARMACI E STRUMENTI ESISTONO GIÀ. E sono quelli che ho già indicato:
Plasmaferesi
Antinfiammatori
Anticoagulante
Azitromicina x 6 giorni

*A Mauritius li stiamo utilizzando dall’inizio dell’epidemia.*

Dall’inizio epidemia abbiamo avuto 10 decessi. I primi 9 perchè non era ancora consolidata la plasmaferesi. Il decimo, ritengo, (ma non ho ancora la certezza a riguardo e mi sto informando) che sia stato dovuto al fatto che non gli sia stato somministrato l’anticoagulante.

L’Italia possiede tutti gli strumenti e farmaci, fin dall’inizio dell’epidemia, che avrebbero potuto evitare più del 90% dei decessi (di certo non si sarebbe potuto evitare il decesso di un malato terminale di cancro aggredito dal virus a cui restava soltanto, a causa del cancro, qualche giorno o qualche settimana di vita).

*Purtroppo gli scienziati che hanno occupato e che ancora continuano ad occupare l’informazione in Europa e negli Stati Uniti hanno impedito che le informazioni scritte qui sopra arrivassero all’opinione pubblica.* MA HANNO IMPEDITO CHE ARRIVASSERO ANCHE AI MEDICI IN PRIMA LINEA CHE STANNO DURAMENTE LOTTANDO E MORENDO A CAUSA DI QUESTE CARENZE INFORMATIVE.
*
Anche le molte nostre lettere scritte ai giornali italiani sono state censurate.

Io non credo ci sia un complotto come spesso si legge in rete (qualche scienziato che occupa l’informazione probabilmente tace perchè le case farmaceutiche spingono per il business degli antivirali ma non è un complotto, non c’è un disegno) credo piuttosto all’ignoranza, alla supponenza e dell’incapacità nel nostro sistema politico, medico e informativo a far fronte ad una epidemia che, ripeto, se affidata a qualche vecchio pneumologo, della vecchia scuola italiana oppure ad un medico generalista mauriziano (che a quella scuola ha attinto il suo sapere) *sarebbe già stata completamente debellata.*
PER FAVORE, VE LO CHIEDO A NOME DI CHI STA SOFFRENDO IN QUESTO MOMENTO,
se condividete, fate girare questo messaggio. Il più rapidamente possibile. Con tutti i mezzi che avete. A quante più persone possibile. Ora che si comincia a parlare di Plasmaferesi in Italia è il momento per dare la spallata finale, per spingere l’opinione pubblica e il sistema informativo e, alla fine, quello medico a *misurarsi sull’evidenza dei fatti* e non sulle parole di illustri scienziati più interessati a dibattiti accademici e più preoccupati del loro prestigio, che di interrogarsi su come salvare qualche vita umana.

Non so se avete capito, è l’inizio della fine

Il più grande contagio, alla base dell’era moderna, si chiama scientismo: ha fatto sì che uomini ed istituzioni coltivassero il fideismo per la scienza, ben oltre le avvertenze degli stessi uomini di scienza più equilibrati, onesti e saggi, che hanno sempre mostrato come la vera scienza, pronta a mettere in discussione ogni suo conseguimento, non possa mai diventare dogma atto a sminuire ogni altro sapere.

Da questo, abbiamo un inevitabile, “pragmatico contagio”: consiste nel miraggio di una cultura materialista e tecnicista, chiamato “progresso”, che investe la sfera politica determinando le sue direttrici.

Questo contagio ci fa pendere dalle labbra di “tecnici” ed “esperti”, soprattutto se resi popolari e “simpatici” perché cooptati da media, industria privata, politica ed interessi vari.

L’altro grande contagio è quello della paura: data la nuova e “progressiva” cultura materialista viviamo con uno sgomento strisciante ed inconfessato che ci tiriamo dietro fino alla fine del corpo, ci fa vivere con l’ansia del domani, mentre si fa anche sostanza dell’oggi.

Sulla paura si basava il potere “spirituale” quando diventava “temporale”, paura che imperversa, ormai da troppo tempo, nelle morenti “democrazie” Occidentali.

Di conseguenza, abbiamo l’altro grande contagio: trae la sua “sostanza” proprio dalla paura, un’epidemia spesso più corrotta e devastante che si salda con il contagio operato da una politica socialmente disonesta, pragmaticamente inefficiente, intenta a seminare il virus della divisione sociale, ideologica e classista: sto parlando del grande contagio operato dai media.

Il principale prodotto della corporazione mediatica è un intrattenimento spesso demenziale e fintamente “realistico”, abbinato ad una politica-spettacolo apparentemente “vicina” all’audience: media e politica nascondono i vari conflitti di interesse con Stati ed organismi stranieri, logge e corporazioni private, finanziarie e tecnologiche di vario tipo.

La strategia per “affrontare” il coronavirus, è così imposta sull’onda del terrore mediatico, una “difesa” tutta paura, statistiche, allarmi, precauzioni, leggi, regolamenti e tecnicismi: un “fermare” che avrà esiti più catastrofici, come già stiamo vedendo, di quelli del virus stesso.

Un virus sul quale fornirò, alla fine dell’articolo, utili ed importanti chiavi di lettura atte a riconsiderare tutta la faccenda, basate su input di fonti alternative meno compromesse con il sistema dei media.

I fattori sin qui esposti, sembrano quindi impedire il formarsi dell’unica vera “medicina” per il virus.

Tutta la tensione procurata dal sistema ci fa dimenticare la vera difesa che passerebbe, innanzitutto, dalla consapevolezza di poter affrontare il problema da una posizione di relativa tranquillità, data da una reale comprensione e “dimensionamento” del fenomeno.

La vera immunità di gregge, la vera terapia, sarebbe principalmente la condizione che non ci farebbe ammalare: quella data dal sapere lo Stato finalmente “nostro”, intenzionato a rispondere al problema in modo tranquillo ed informato, perché ricco di mezzi che, in quanto Stato sovrano rappresentante di una grande, produttiva e creativa comunità, non dovrebbe chiedere ad alcuno.

L’ultimo contagio che vorrei mettere sul piatto, senza con questo intendere l’assenza di altri, per non andare molto in là con i discorsi, è quello direttamente collegato alla “scarsità”, all’apparente indisponibilità di “mezzi”: è il contagio, tutto tecnicistico-ideologico, che ci impedisce di vedere le colossali finzioni relative al denaro.

In un mondo governato dalla finanza e dalla tecnologia, regna l’idea che, per funzionare, gli Stati debbano indebitarsi con le banche, soprattutto se estere ed appartenenti agli immensi e potentissimi fondi speculativi.

Non capiamo che intorno a denaro e finanza si sono creati miti imperscrutabili… ci affidiamo all’oracolo Borsa come primitivi in cerca di buoni auspici, mentre non capiamo che siamo noi stessi a fornire le armi a banche e fondi speculativi, con i nostri risparmi resi incerti da una politica collusa.

Nell’habitat qui descritto è assai facile che le corporazioni farmaceutiche, facenti capo agli stessi soggetti che manovrano finanza, monete e tutto il resto, avranno sempre più buon gioco a determinare i nuovi modus vivendi di “Salute Pubblica”, a cui la politica si prostrerà senza fiatare.

Possiamo già vedere come la questione “salute pubblica” si stia rivelando molto più televisivamente “presentabile” e coinvolgente, anche rispetto a quella del terrorismo, troppo sanguinolenta, che resterebbe comunque a disposizione ove la paura sanitaria si indebolisse.

Vista la forza dei contagi qui descritti, si capisce come cultura e politica non siano riuscite a sviluppare delle vere difese immunitarie, che pur hanno tentato di mettere in campo con la Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.

Come possiamo vedere in questi giorni, e come vedremo meglio in seguito, ciò determina tutta una serie di conseguenze politiche e sociali che stanno portando, inevitabilmente, ad un regime di controllo sempre più stringente e illiberale, tragicamente introiettato dalle confuse coscienze di un popolo stordito.

Se vi aggirate circospetti, “brandendo” una mascherina dal dubbio valore, ma guardando con occhi di fuoco chi ne è sprovvisto siete già contagiati: il virus televisivo ha fatto egregiamente il suo lavoro.

Se vi “armate” della ridicola autocertificazione senza pensare che, piano piano, dimenticherete come la strada chiedesse solo di essere calpestata, l’aria respirata… sopportate di buon grado il lasciapassare, finché non ci daranno l’agognato riconoscimento facciale 5G… come in Cina!

Se vi affacciate dal balcone felici di “meritare” il piccolo show condominiale, so che non alzate ciglio mentre vi si dice che si continua a svendere il Paese e la vostra vita alla finanza, proprio non lo capite, non ricordate come un tempo il senso civico si studiasse a scuola… altro che ridicole, ma “progressive”, teorie gender!

Quando la UE “apre” la borsa ed esprimete un sospiro di sollievo, so che non vi passa per la testa di chiedervi: “Beh… se era così facile, perché tutti gli anni di crisi, i suicidi, la disoccupazione, i ponti che crollano, perché la distruzione della Grecia?”.

La realtà sta cambiando sotto i nostri piedi malfermi, giorno dopo giorno le coordinate si spostano, i lacci si stringono ed abbiamo sempre meno possibilità, è ora di rendercene conto.

È ora di capire che non c’è più tempo per intellettualismi ed analisi profonde e ponderate… come se non fosse già stato scritto abbastanza dalle culture dell’uomo, come se non fosse già stato tutto previsto!

Non c’è altra strada se non la politica, l’unico ambito che potrebbe, se consapevole e condiviso, tentare di scartare tutte le trappole di un mondo che sta perdendo le coordinate che conoscevamo, i valori che le nuove generazioni, se non aiutate, mai sapranno.

Se non riusciremo a creare un’azione politica votata all’obiettivo di inoculare nel tessuto socio-culturale, nella scuola, nei media e nelle Istituzioni una sana pratica dei diritti umani e sociali, da sottoporre al vaglio elettorale, periremo a causa del virus di comportamenti “politicamente corretti”, pubblici e privati, infettati dal contagio.

Gli anticorpi stanno finendo.

Un “bravo ragazzo” non punta pistole alla tempia. Giù le mani dal carabiniere!

  1. Ma cosa cazzo si pretende a puntare una pistola alla testa a qualcuno? Seriamente c’è bisogno di affermare “io sto con il carabiniere”? Realmente c’è in giro un dibattito, come un virus, che vede i pro e i contro il carabiniere? Ma veramente le caserme dei Carabinieri, nei luoghi delicati, non hanno postazioni mitragliera con una M249 carica colpo in canna pronta a tirare 473829 colpi al minuto verso chi spara alla caserma?
  2. Domande. Inutile pianto greco. La forza di dover stare qui a dimostrare che le foglie sono verdi come atto rivoluzionario.Oggi il carabiniere ha ucciso un quindicenne domani un trentenne, dopo domani un quarantenne. Anche quello è il suo lavoro. Anche questa è la normalità. Brutale fanghiglia sotto le scarpe del giorno italiano. Comunque questo non andrebbe bene. Non andrebbe giù lo stesso a questo girone infernale di strilli e capricci, nel Paese in cui si reclama legge e un omicida, che non indossa nessuna divisa, si becca quattro anni di galera per un morto ammazzato.Un ragazzo problematico, emarginato, deve essere aiutato, non ucciso. Ma se ti punta una pistola in faccia, pronto a spararti, può essere ammazzato. E forse, quella pistola non era mossa dall’emarginazione, ma dalla consapevolezza del suo agire. Specie se quel ferro era puntato in faccia a un carabiniere, che per altro stava rapinando. Quella pistola finta che, però, il quindicenne voleva risultasse vera. Ogni azione piccola porta a un’ineluttabile verità.Il suono dell’assenza, ben più forte di quella di uno sparo. L’assenza di una famiglia che poteva risparmiargli l’inferno e che poteva prendersi cura di lui, anziché distruggere un ospedale. Perché tanti figli dei vicoli dei Quartieri spagnoli, o di quei quartieri simbolo del limite civile di tutta Italia, hanno superato il baratro sputando sangue e paura; ce l’hanno fatta a guardarsi allo specchio, a reinventarsi, ripensarsi, dedicarsi la vita. E hanno schivato come ganci e montanti di una pericolosa montagna di muscoli, le rapine, le sparatorie, la coca, le puttane e le puttanate. Come Fabio Pisacane, calciatore del Cagliari, sulla cui esperienza è uscito un libro di Franco Esposito. E come tanti altri che hanno emarginato l’emarginazione, contro tutto e contro tutti.Viene da sé il vero virus del nostro tempo: l’assenza degli uomini. Purtroppo non si tratta di aver demolito, con la postmodernità, i modelli di autorità. Siamo giunti oltre. Qui si tratta di condannare persino chi è posto lì per difendere la nostra sicurezza. Condannarlo sempre, dubitarne sempre, aumentare lo stress e la pressione sempre, pretendendo, da quell’uomo in divisa, l’impotente controfigura del soldatino di piombo. Per il capriccio di un uomo folla in mutande sul divano.
Oggi il carabiniere ha ucciso un quindicenne domani un trentenne, dopo domani un quarantenne. Anche quello è il suo lavoro. Anche questa è la normalità. Brutale fanghiglia sotto le scarpe del giorno italiano. Comunque questo non andrebbe bene. Non andrebbe giù lo stesso a questo girone infernale di strilli e capricci, nel Paese in cui si reclama legge e un omicida, che non indossa nessuna divisa, si becca quattro anni di galera per un morto ammazzato.Un ragazzo problematico, emarginato, deve essere aiutato, non ucciso. Ma se ti punta una pistola in faccia, pronto a spararti, può essere ammazzato. E forse, quella pistola non era mossa dall’emarginazione, ma dalla consapevolezza del suo agire. Specie se quel ferro era puntato in faccia a un carabiniere, che per altro stava rapinando. Quella pistola finta che, però, il quindicenne voleva risultasse vera. Ogni azione piccola porta a un’ineluttabile verità.Il suono dell’assenza, ben più forte di quella di uno sparo. L’assenza di una famiglia che poteva risparmiargli l’inferno e che poteva prendersi cura di lui, anziché distruggere un ospedale. Perché tanti figli dei vicoli dei Quartieri spagnoli, o di quei quartieri simbolo del limite civile di tutta Italia, hanno superato il baratro sputando sangue e paura; ce l’hanno fatta a guardarsi allo specchio, a reinventarsi, ripensarsi, dedicarsi la vita. E hanno schivato come ganci e montanti di una pericolosa montagna di muscoli, le rapine, le sparatorie, la coca, le puttane e le puttanate. Come Fabio Pisacane, calciatore del Cagliari, sulla cui esperienza è uscito un libro di Franco Esposito. E come tanti altri che hanno emarginato l’emarginazione, contro tutto e contro tutti.Viene da sé il vero virus del nostro tempo: l’assenza degli uomini. Purtroppo non si tratta di aver demolito, con la postmodernità, i modelli di autorità. Siamo giunti oltre. Qui si tratta di condannare persino chi è posto lì per difendere la nostra sicurezza. Condannarlo sempre, dubitarne sempre, aumentare lo stress e la pressione sempre, pretendendo, da quell’uomo in divisa, l’impotente controfigura del soldatino di piombo. Per il capriccio di un uomo folla in mutande sul divano.

Coronavirus, un “breve” riepilogo per tappe

1) Nel 2014 nella città di Wuhan, è stata terminata la costruzione di un laboratorio di livello 4 (autorizzato a maneggiare i virus più letali per l’uomo) costato ben 44 milioni di dollari e che è stato realizzato con la collaborazione della Francia. I ricercatori cinesi infatti, hanno svolto i corsi di preparazione presso il laboratorio di Lione di livello 4. https://www.nature.com/news/inside-the-chinese-lab-poised-to-study-world-s-most-dangerous-pathogens-1.21487

2) Alla costruzione del laboratorio hanno partecipato anche gli scienziati del Galveston National Laboratory dell’Università del Texas con i quali sono stati mantenuti stretti rapporti di collaborazione. https://www.utmb.edu/gnl/news/2018/11/28/scientific-diplomacy-and-international-cooperation-key-say-bsl4-directors

3) Le ricerche del Galveston National Laboratory dell’Università del Texas vengono finanziate dal NIAID, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, dai Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, da altre agenzie federali e dall’industria biofarmaceutica. https://www.utmb.edu/gnl

4) Nel 2015 il Pirbright Institute ha richiesto il brevetto di un coronavirus attenuato che può essere usato per la produzione di un vaccino. Il brevetto è stato rilasciato il 17 dicembre 2019. https://patents.justia.com/patent/10130701

5) Il Pirbright Institute è un ente controllato dal governo britannico e tra i suoi principali finanziatori privati figura la Fondazione Bill & Melinda Gates https://www.pirbright.ac.uk/news/2019/11/bill-melinda-gates-foundation-funds-development-pirbright’s-livestock-antibody-hub

6) Il 14 luglio del 2019 (prima dello scoppio della comparsa del Coronavirus), si è verificato un piccolo giallo internazionale perché la CBC canadese ha pubblicato la notizia secondo cui la Dott.ssa Xiangguo Qiu, suo marito Keding Cheng e un numero imprecisato di ricercatori del suo team, sono stati scortati fuori dal Canadian National Microbiology Laboratory (NML) di Winnipeg di classe 4 per poi essere espulsi dal Canada. Nessuno di loro è stato arrestato ma è stata aperta un’indagine amministrativa sul loro operato che ha suscitato le proteste della Cina. https://www.cbc.ca/news/canada/manitoba/chinese-researcher-escorted-from-infectious-disease-lab-amid-rcmp-investigation-1.5211567

7) Il team di scienziati cinesi stava lavorando presso il Canadian National Microbiology Laboratory (NML) di Winnipeg, dove collaboravano al programma speciale sugli agenti patogeni dell’agenzia di sanità pubblica canadese. Quattro mesi prima del loro “sfratto”, una nave contenente due virus eccezionalmente virulenti, Ebola e Nipah, era stata inviata in Cina dall’NML. Quando la spedizione è stata rintracciata, si è scoperto che non era stata rispettata la procedura https://besacenter.org/perspectives-papers/china-biological-warfare/

😎 Secondo quanto riportato da una relazione del Manohar Parrikar Institute for Defence Studies and Analyses indiano, la spedizione dei due virus dall’NML alla Cina è allarmante per sé, ma solleva anche la questione di quali altre spedizioni di virus o altri articoli potrebbero essere state effettuate in Cina tra il 2006 e il 2018. Qiu ha effettuato almeno cinque viaggi nell’anno accademico 2017-18 e in tale periodo è stata più volte al laboratorio di biosicurezza di livello 4 di Wuhan. I sospetti sugli scienziati cinesi però non sono corroborati da nessuna prova e non esiste neppure un collegamento diretto tra loro e il coronavirus. https://idsa.in/cbwmagazine/chinas-biological-warfare-programme

9) Secondo fonti del TGCom, a Wuhan, nel settembre del 2019, si è svolta un’esercitazione militare per simulare una minaccia chiamata “coronavirus” https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/coronavirus-quella-strana-esercitazione-militare-a-wuhannel-settembre-2019_15064363-202002a.shtml?fbclid=IwAR3J7ngja-CzRp9KjA9hJp58MZBcIxl0KkJLvsE8wq93GDPHE-0uG88RcS8

10) Il 18 ottobre 2019, trecento atleti militari americani sono sbarcati a Wuhan insieme a molti altri atleti delle forze armate di 140 nazioni per partecipare al Military World Games https://www.scmp.com/news/china/military/article/3033098/xi-jinping-open-military-world-games-china-pla-goes-charm

11) Il 18 ottobre 2019, il John Hopkins Center for Health Security in collaborazione con il World Economic Forum e la Fondazione Bill & Melinda Gates ha presentato a New York “l’Event 201 Pandemic Exercise” (qui il video https://www.youtube.com/watch?time_continue=425&v=BfRWJN1aSpY&feature=emb_logo) in cui è stata simulata una pandemia da coronavirus partita dal Brasile e poi diffusasi in tutto il mondo per mostrare gli enormi costi economici e di vite umane legati alle infezioni dei virus. Al summit hanno partecipato 15 leader di multinazionali, dei governi e della sanità pubblica. https://www.ansa.it/sito/notizie/economia/business_wire/news/2019-10-16_1162067813.html

12) Il primo caso di coronavirus è stato scoperto il 1 dicembre del 2019 e poiché ha un’incubazione di 2 settimane il contagio risaliva a metà novembre, ovvero ad appena un mese dopo dall’Event 201 di New York sulla simulazione della pandemia di coronavirus partita dal Brasile. https://ilfattoalimentare.it/coronavirus-informazioni-origine.html

13) Li Wenliang, il medico cinese di 34 anni che per primo ha dato l’allarme alle autorità fu arrestato e messo a tacere con l’accusa di diffondere notizie false e di procurato allarme. E’ morto poco dopo il suo rilascio e la causa ufficiale del decesso è l’infezione da coronavirus nonostante fosse di giovane età e non avesse alcuna patologia debilitante. Il ritardo delle autorità di Pechino nel bloccare i primi focolai del virus denunciati da Li Weliang, ne ha consentito la diffusione. https://www.ilmessaggero.it/mondo/coronavirus_morto_medico_cinese_diede_allarme_arrestato-5033506.html

14) La Commissione per l’Anticorruzione del Partito ha aperto un’inchiesta sulla strana morte di Li Wenliang (il coronavirus uccide quasi esclusivamente persone in età avanzate con altre patologie). http://www.ansa.it/canale_saluteebenessere/notizie/vita_da_medico/2020/02/06/morto-il-medico-cinese-che-diede-lallarme_98730a59-54d1-4e72-bf1e-1311eda06cc1.html

15) Il prof. Francis Boyle, professore di diritto allʼuniversità dellʼIllinois e creatore del Biological Weapons Act, ha dichiarato che il coronavirus è stato creato in laboratorio https://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/coronavirus-lesperto-americano-di-bioterrorismo-creato-in-laboratorio-unarma-da-guerra-biologica_14365117-202002a.shtml?fbclid=IwAR3qvdi_ru0Lz098ZKKXC4Hs27RidIS_Uo8YH25fUatQumsYfK9WhRCC2Ec

16) La comparsa del coronavirus è avvenuta a Wuhan uno dei maggiori snodi ferroviari della Cina e proprio a ridosso dei festeggiamenti per il capodanno cinese (25 gennaio 2020), ovvero esattamente nell’unico periodo in cui si verificano enormi spostamenti di cinesi sia in patria che nel mondo con circa 3 miliardi di persone in movimento. Se qualcuno avesse avuto intenzione di diffondere un virus in Cina non avrebbe potuto scegliere luogo e periodo migliore https://www.vanityfair.it/news/cronache/2020/01/25/capodanno-cinese-2020-perche-la-festa-fa-paura-con-il-coronavirus

17) Subito dopo lo scoppio dell’emergenza, le azioni della Bill & Melinda Gates e delle altre multinazionali impegnate nella ricerca del vaccino hanno preso il decollo https://www.ilsole24ore.com/art/virus-cinese-societa-che-lavorano-vaccino-stanno-volando-borsa-ACs59vEB

18) Il 25 febbraio 2020 la società “Moderna” finanziata dalla fondazione Bill & Melinda Gates ha annunciato di possedere il vaccino specificando che è già pronto per essere testato sull’uomo. https://forbes.it/2020/02/25/moderna-l-azienda-che-ha-sviluppato-il-vaccino-contro-il-coronavirus-storia-ed-andamento-in-borsa-azioni-wall-street/

COS’È VOX ITALIA

VOX ITALIA è un movimento politico che nasce per dar voce all’Interesse Nazionale.Il movimento unisce valori di destra e idee di sinistra. Valori dimenticati dalla destra e idee abbandonate dalla sinistra. Occorre pensare altrimenti. Sempre. E muoversi obstinate contra. In rivendicata antitesi con l’inerzialità del coro virtuoso del politicamente corretto, superstruttura santificante i rapporti di forza del globalismo finanziario a beneficio degli apolidi signori del big business sradicato e sradicante.Il pensiero unico politicamente corretto ha valori di sinistra e idee di destra: si identitifca valorialmente nel cosmopolitismo sans frontières, nel libertarismo post-identitario, nel progressismo senza limitazioni, nell’abbattimento di ogni autorità; si rispecchia idealmente nel competitivismo assoluto, nel sacro dogma della liberalizzazione del materiale e dell’immateriale, nella rimozione dei diritti sociali in nome della concorrenza planetaria al ribasso.
Contro il pensiero unico, occorre oggi avere idee di sinistra e valori di destra. Idee di sinistra: lavoro, diritti sociali, senso sociale della comunità e del bonum commune, solidarietà antiutilitaristica. Valori di destra: Stato nazionale patriottico come fortilizio contro la privatizzazione liberista, famiglia contro l’atomizzazione individualistica della società, lealtà e onore contro l'”impero dell’effimero” (Lipovetsky) e la superficialità consumistica liberal-libertaria, religione della trascendenza come opposizione ragionata al monoteismo idolatrico del mercato e all’ateismo nichilistico della forma merce.Poco importa se a destra diranno che siamo comunisti e a sinistra che siamo fascisti. È il prezzo da pagare per chi abbia il coraggio di procedere controcorrente, consapevole che il vecchio sta morendo e il nuovo fatica a nascere.D. Fusaro

Coronavirus: ecco come farsi in casa il disinfettante per le mani

I gel disinfettanti sembrano introvabili nelle farmacie e nei supermercati e allora ecco una semplice ricetta, diffusa dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, per farselo in casa.

Ve lo abbiamo ripetuto mille volte: le mani sono un veicolo di contagio molto rilevante. Bisogna lavarsele spesso e bene, per evitare il contagio dal coronavirus e anche dall’influenza. Per questo non servono saponi particolari, basta solo acqua e 60 secondi di tempo.

Quando si è in giro, invece, si possono utilizzare i disinfettanti a base di alcol, come la famosissima e ormai introvabile Amuchina. Se non la trovate, non vi preoccupate. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha pensato bene di fornire istruzioni per prepararsi autonomamente un disinfettante a base di alcol, economico ed efficace.

Come preparare il disinfettante

Per prepararvelo avete bisogno di un recipiente ben pulito graduato (con pazienza potete pure usare delle siringhe) e dei seguenti prodotti:

Alcol per liquori, quello che trovate al supermercato e che usate per fare il limoncello o il nocino. Acqua ossigenata 3%(o 10 volumi), quella che avete in casa. Glicerina, o glicerolo. Se non l’avete in casa andate dal farmacista.

Ora prendete un recipiente pulito dove sia segnato il livello di un litro (una caraffa graduata di quelle che si usano in cucina va benissimo), e versateci 833 ml di alcol usando un recipiente graduato (non state preparando il carburante di un razzo interplanetario, quindi se sono 832 o 834 non accadrà niente di male). Poi, con una siringa, prendete 42 ml di acqua ossigenata e aggiungetela all’alcol e mescolate. Adesso arriva la parte più complicata: dovete aggiungere 15 ml di glicerina, che però è molto densa e quindi vi farà un poco arrabbiare, ma non perdetevi d’animo. A questo punto miscelate bene e aggiungete acqua che avete fatto bollire e poi raffreddare, per fare arrivare al volume totale di un litro.

Ecco, che avete un litro di disinfettante per le mani che potete usare per riempire le boccette vostre e quelle di tutti i vostri amici. Però, promettete di non rivenderlo, perché il fine di questa pagina è rendere la vita più facile a tutti.

Coronavirus e le pandemie del tardo capitalismo

Di Luca De Crescenzo

Ciò che sta succedendo sul Coronavirus mostra come anche il più «naturale» dei fenomeni fa i conti con i rapporti politico-economici globali. Il rischio è che nel tentativo di mettere delle toppe si moltiplichino soltanto le emergenze

Secondo i dati più recenti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), a livello globale quasi un decesso su cinque è dovuto a una malattia infettiva. Che diventa un decesso su due se si considera solo la metà del mondo più povera. Si tratta di malattie per lo più curabili – polmoniti, bronchiti, dissenterie. E spesso orribili. Quelle che non uccidono debilitano, invalidano e possono trascinarsi in lunghe paralizzanti agonie (cercate su google «elefantiasi» per capire di cosa stiamo parlando). Molte fanno parte delle cosiddette «malattie tropicali dimenticate». «Tropicali», anche se si concentrano dall’equatore in giù dove vive la maggior parte dei poveri del mondo. «Dimenticate», perché notoriamente dei poveri è facile disinteressarsi. Forse sarebbe più appropriato chiamarle «malattie banali poco lucrative». Al momento colpiscono più di un miliardo di persone, con danni che dalla salute arrivano all’economia, tornando nuovamente alla salute, in una classica trappola del sottosviluppo.

Di fronte a questi dati il clamore mediatico per il Coronavirus – con le poche centinaia di vittime a fronte dello straordinario dispendio di risorse ed energie che sta mobilitando – sembra ipocrita quanto ridicole appaiono le scene di panico che ne derivano. Ma non c’è alcuna contraddizione. Il panico porta all’estremo il timore di finire in quelle stesse condizioni di morte e malattia lontane ma presenti, da cui proviamo a proteggerci con muri che si rivelano inutili di fronte a un morbo invisibile. E che in realtà spesso sono già a casa nostra. Un anno fa ha fatto scandalo la notizia di un’epidemia di tifo a Los Angeles, una malattia «medievale» nel pieno della California, lo Stato più ricco del Paese più ricco del mondo, in cui però si registra un record di senzatetto. Visto che povertà, scarsa igiene, carenza di assistenza medica non vengono scongiurate a monte, è inevitabile che le risorse si concentrino sulle potenziali catastrofi sanitarie che producono a valle. Se per farlo si può contare sulla collaborazione di una popolazione terrorizzata, meglio.

La transizione mancata

Eppure fino a qualche anno fa la convinzione generale era che le malattie infettive fossero destinate a sparire, o quantomeno che presto non avrebbero più rappresentato un fattore di mortalità significativo, lasciando sempre più spazio a malattie non trasmissibili come quelle cardiache e tumorali. Una «transizione epidemiologica» che, nel modello canonico teorizzato da Omran nel 1971, si compie anche attraverso il «progressivo recedere delle pandemie».

Belli gli anni Settanta, quelli in cui il futuro prometteva un benessere diffuso, cambiamenti demografici e pure la fine dei germi (mentre il presente regalava guerre, colpi di Stato e apartheid). Guardando la storia epidemiologica dei paesi industrializzati si deduceva che il miglioramento delle condizioni sociali, economiche e delle infrastrutture sanitarie dei paesi in via di sviluppo li avrebbe portati a replicare lo stesso schema – con ritmi diversi e ognuno ai suoi tempi, tanto non c’è fretta. Il successivo precipitare dell’economia di tanti Stati africani e non solo, il crollo dei sistemi socialisti dell’Europa dell’est insieme a quello dell’aspettativa di vita dei loro abitanti e la scandalosa crescita delle disuguaglianze hanno di gran lunga ridimensionato questi ottimistici scenari.

A lasciare ancora un margine di credibilità a tali proiezioni è stata, paradossalmente, proprio la crescita della Cina, in cui si è registrata la più grande emersione dalla povertà della storia, con un miglioramento senza precedenti delle condizioni di vita di centinaia di milioni di persone. Come sanno gli studiosi di disuguaglianze, è stato il gigante asiatico a trainare l’apparente miglioramento dei dati sulla povertà globale. Come riassumeva egregiamente l’antropologo Jason Hickel su Jacobin Mag, a trainare il declino della percentuale di esseri umani che vive con 1,9 dollari al giorno (soglia comunque miserevole) è proprio la Cina, senza la quale le magnifiche sorti e progressive decantate da magnati come Bill Gates registrerebbero un aumento del numero assoluto di persone che vivono in povertà, principalmente in Africa (ma non solo). Che ciò si rifletta sulle condizioni sanitarie è ovvio. Questo è il retroterra in cui malattie curabili come la malaria e la tubercolosi hanno ricominciato a mietere centinaia di migliaia di morti all’anno in decine di paesi. E in cui emergono nuove potenziali pandemie come il virus Zika (era il 2016, ce lo siamo già dimenticato?) o ne riemergono di vecchie come l’Ebola.

Il problema non è però solo il sottosviluppo. È anche lo sviluppo. A partire dal principale clamoroso effetto collaterale dell’anelata crescita globale: il cambiamento climatico, le cui conseguenze dirette e indirette sulla salute aprono scenari inquietanti. Così come gli effetti imprevedibili dell’alterazione accelerata degli ecosistemi del pianeta, come pure quelli dell’industria alimentare, dei traffici di merci (si pensi alla zanzara tigre nascosta nei pneumatici venduti in giro per il mondo), dei viaggi internazionali.

Il contraddittorio mix di condizioni socio-sanitarie disastrose come quelle del Congo e di Haiti e di tecniche mediche avanzate come trasfusioni e campagne di vaccinazione sono all’origine della prima pandemia globale della storia contemporanea, quella tutt’ora in corso dell’Aids. E non è dalla povertà, ma da ciò che muove la ricchezza che nascono malattie come quelle che si sono guadagnate le prime pagine dei giornali in tempi recenti. In poco più di quindici anni abbiamo visto Sars, Mers, influenza aviaria, influenza suina e ora il 2019-nCov. Le loro radici comuni affondano in modernissimi allevamenti intensivi, viaggi intercontinentali e megalopoli. Spesso il virus è incubato in qualche animale esotico, come il pipistrello, per poi passare ad animali a stretto contatto dell’uomo come il cammello. Oppure direttamente da animali come il maiale o il pollo all’essere umano che li ammassa e li macella. E che poi li lavora, li vende e quindi viaggia e si sposta. Azzeccata la mutazione che gli permette di passare da uomo a uomo, il virus è pronto a dilagare.

Non è quindi né lo sviluppo né il sottosviluppo la ragione strutturale dietro la ricorrente minaccia di una pandemia globale come quella della Spagnola di cento anni fa. È la particolare combinazione dei due, che ammassa e connette uomini e merci, sconvolge relazioni ecologiche consolidate e al contempo ne crea di nuove, accumulando incredibili ricchezze e capacità produttive insieme a clamorose povertà. Che crea differenziali talmente grandi nelle prospettive e stili di vita che milioni di uomini e donne non rinunciano a spostarsi nel tentativo di colmarli, per quanto le si possa annegare, imprigionare, torturare. Come ha scritto il biologo marxista Richard Levins, che nel 1993 ha coordinato un pionieristico convegno a Harvard dall’eloquente titolo «Malattie in Evoluzione»

«piuttosto che annunciare il declino inesorabile delle malattie infettive, dobbiamo renderci conto che ogni grande cambiamento nella società, nella popolazione, nello sfruttamento della terra, nel clima, nella nutrizione, o nelle migrazioni è al contempo un evento sanitario con il suo quadro epidemiologico».

Anziché sparire, le malattie infettive si evolvono insieme all’economia globale. Evidentemente però è difficile liberarsi di certi miti. D’altronde, come si possono considerare crisi, disoccupazione di massa e guerre deviazioni momentanee rispetto all’equilibrio naturale verso cui tenderebbe un sistema economico a concorrenza perfetta, allo stesso modo si possono considerare accidentali tutti i fatti che contraddicono i presunti trend epidemiologici di un lungo periodo in cui saremo tutti belli sterilizzati e asettici (perché morti e sepolti).

Se lo scenario idilliaco non si è ancora realizzato l’unica spiegazione è che ci sia qualcosa di strano, premoderno: i cinesi si mangiano pipistrelli e serpenti, gli arabi giocano con i cammelli e gli americani sono ossessionati dalla carne di maiale. Una ricercatrice del movimento One Health che propone un approccio ecologico alla salute, intervistata a Radio 3 Scienza ha parlato di due Cine: una moderna e occidentalizzata e una ancora legata a pratiche alimentari antiquate ed esotiche, come quelle che affollano l’ormai famigerato mercato del pesce di Wuhan (eppure ancora non è sicuro se sia stato quello l’effettivo focolare). Quando ci si concentra sulle cause immediate, anche quelle ecologiche, senza tenere conto dei rapporti economici e sociali si finisce sempre male. One medicine, one Health ein Reich, ein Führer.

Problema globale orgoglio nazionale

La semplificazione razzista e nazionalista è tornata di moda di fronte a problemi complessi. Forse perché più che il passaggio dall’animale all’uomo, quello che spaventa è il passaggio dall’uomo nero – in questo caso giallo – all’uomo bianco. In Italia l’ondata di sinofobia è stata denunciata anche da Amnesty: dai bar che si rifiutano di servire i turisti cinesi ai quotidiani gesti offensivi ai danni di quelli che da anni vivono in Italia (o sono nati qui). Chi poi si contrappone al razzismo palese lo fa spesso in nome di un nazionalismo più rispettabile e sottile, ma altrettanto insidioso. I più autorevoli giornali italiani, quotidianamente impegnati nella lotta alle bufale del web, hanno sbandierato a titoli cubitali la notizia dell’isolamento del virus allo Spallanzani di Roma, millantando che fosse il primo caso nel mondo, o almeno in Europa. Un falso clamoroso, quanto l’insinuazione in prima pagina di Repubblica per cui la Cina avrebbe tenuto per sé i dati sul genoma del virus, che invece il nostro generoso paese metteva per la prima volta a disposizione della comunità scientifica internazionale. Sarebbe bastato consultare gli appositi database pubblici per vedere le sequenze genomiche già condivise da Cina, Australia, Francia e Germania. Ma questo è stato solo uno degli episodi più eclatanti – battuto dalla notizia sull’invenzione del virus in un laboratorio cinese, lanciata da TgCom24 – di una generale campagna di diffamazione contro la Cina. Mentre l’Oms celebrava la serietà e la qualità dell’impegno di Pechino, non c’è giornale occidentale che non abbia parlato di ritardi nel riconoscimento dell’epidemia, o messo in discussione l’attendibilità dei dati forniti.

La questione non è semplice da districare. Si pensi però che all’epoca dell’influenza suina del 2009 il virus fu lasciato a lungo incubare negli allevamenti intensivi di Messico e Stati Uniti e fu identificato solo dopo mesi che circolava nell’uomo. Se i media occidentali se la prendono allora con i «gooks», come gli americani chiamavano gli asiatici quando erano impegnati a insegnargli la democrazia a colpi di napalm, è perché questi si sono permessi di insidiarne il dominio sull’economia mondiale. Il blocco dei voli da e per la Cina, ordinato con il parere contrario dell’Oms, si inserisce nella guerra commerciale scatenata da Trump due anni fa. Proprio a pochi giorni dalla sigla di un accordo sul rilassamento dei dazi doganali tra i due paesi, la Cina si è trovata costretta ad accelerare i tempi, programmando l’abbattimento delle tariffe di alcuni beni per far fronte agli effetti sulla produzione delle recenti misure di emergenza. A unilaterale beneficio degli Usa.

Questo ovviamente non vuol dire che il virus non sia reale e la pandemia non sia un rischio, ma piuttosto che anche il più «naturale» dei fenomeni fa sempre i conti con i rapporti di forza politico-economici globali, forse più di quanto non sia vero il contrario (con la notevole eccezione di supernove, buchi neri, collisioni planetarie – almeno per il momento). Non c’è quindi bisogno di tirare in ballo laboratori e servizi segreti (per quanto la storia della Cia non renda scientificamente fondato escludere a priori l’ipotesi di un suo coinvolgimento su praticamente qualsiasi cosa a parte supernove, buchi neri, collisioni planetarie – anche questa volta, almeno per il momento). Anche perché gli effetti sono contraddittori, come dimostrano le preoccupazioni dei mercati e, nel nostro paese, i malumori di Confindustria per il blocco dei voli deciso dal governo, l’unico in Europa e il primo al mondo a prendere una tale scelta in un misto di psicosi istituzionale, servilismo filoatlantico e ciarlataneria.

Da un’emergenza a un’altra

Nonostante le distorsioni dei media, il panico da pandemia ha però la sua tragica razionalità: meglio esagerare con le precauzioni che sottovalutare il rischio e pentirsene quando è troppo tardi. In questo modo però le pandemie di panico diventano prove generali di uno Stato di polizia. Ciò che è davvero irrazionale, allora, è essere arrivati a questo punto. Anche se il Coronavirus verrà fermato, la minaccia rimarrà. «Una pandemia dovuta a un virus aereo altamente infettivo è inevitabile […] non si tratta di se ma di quando e come». Lo ha scritto l’Oms in un recentissimo documento sulle principali sfide sanitarie del decennio appena cominciato, riprendendo un rapporto pubblicato prima ancora che si parlasse dell’influenza nata a Wuhan. Come ha scritto sulla rivista marxista Monthly Review pochi giorni fa Robert Wallace, biologo evoluzionista esperto del campo,

«dal 2000 ci siamo già imbattuti in nuovi ceppi di febbre suina africana, Campylobacter, Cryptosporidium, Cyclospora, Ebola, E. coli O157:H7, afta epizootica, epatite E, Listeria, virus di Nipah, febbre Q, Salmonella, Vibrio, Yersinia, Zika e una varietà di influenze di tipo A, tra cui H1N1 (2009), H1N2v, H3N2v, H5N1, H5N2, H5Nx, H6N1, H7N1, H7N3, H7N7, H7N9, and H9N2. E praticamente nulla di reale è stato fatto. Le autorità tirano un sospiro di sollievo per il recedere di ognuna di esse e subito dopo fanno un lancio alla roulette epidemiologica, rischiando che esca il numero più virulento e letale. Un approccio che rappresenta più di una semplice mancanza di lungimiranza e coraggio. Per quanto necessari, gli interventi di emergenza volti a ripulire ognuno di questi casini possono peggiorare la situazione. Oltre questa continua proroga, non riuscire ad affrontare i problemi alla radice rischia di rendere le stesse misure d’emergenza inefficaci».

Il rischio è che proprio nel tentativo di mettere toppe a questa situazione che non si è stati in grado di risolvere si moltiplichino le emergenze stesse, facendoci precipitare in uno stato d’eccezione permanente fatto di quarantene, trattamenti sanitari obbligatori, chiusura di porti e aeroporti. Come nel caso dell’influenza in cui la morte non è dovuta al danno diretto del virus ma agli effetti della reazione immunitaria che suscita, le nostre società rischiano di soffocare per le contromisure che sono costrette a mettere in campo per fermarla. «Il cordone sanitario sembra funzionare, ma il contagio economico pare inarrestabile», scriveva in seconda pagina Repubblica il 9 Febbraio. Una preoccupazione presente anche nelle recenti dichiarazioni della Presidente della Bce, Christine Lagarde. D’altronde secondo l’ultimo rapporto annuale del Tavolo di Monitoraggio sulla Capacità di Risposta Globale (Global Preparedness Monitoring Board) intitolato A World at Risk, che riprende stime della Banca Mondiale, il costo economico di una grande pandemia sarebbe in grado di annullare la crescita del Pil in diverse parti del mondo.

La crescita economica ci aveva promesso la fine dei germi e ora sono i germi a minacciare la fine della crescita economica.

Una scienza per il popolo

Non bisogna esagerare con i catastrofismi. Non solo perché per gran parte del mondo la catastrofe è già in atto. Ma perché per alcuni le catastrofi sono innanzitutto un’occasione di lucro. Prendete le famigerate risate intercettate degli imprenditori edili Piscitelli e Gagliardi di fronte al terremoto de L’Aquila, moltiplicatele per un milione di volte, travestitele di contegno, ammantatele di rispettabilità e avrete gli amministratori delegati delle aziende farmaceutiche, delle assicurazioni sanitarie, delle imprese di bonifica e di costruzioni più ricche del mondo.

Non c’è bisogno di invocare i famosi complotti con cui Big Pharma vorrebbe imporci i suoi dannosi unguenti: il problema dei vaccini non è essere inutili ma proprio essere utili! Essere l’unica arma a cui abbiamo imparato a ricorrere per contenere i danni generati da un sistema che riesce a lucrarci sopra e a dire che lo fa per il nostro bene. Gettandoci nel panico quando non riusciamo a svilupparli in tempo, fino a farci temere più un microscopico virus e la sua manciata di vittime che il gigantesco rischio quotidiano che corriamo ogni volta che prendiamo l’auto o andiamo a lavorare in cantiere o in fabbrica. Una logica che rischia di lasciarci sguarniti anche di fronte a tutti i microrganismi che stanno sviluppando resistenze ai nostri preziosissimi antibiotici. Una minaccia sanitaria, questa, considerata tra le più importanti del decennio secondo l’Oms e addirittura la più grave di tutte secondo Sally Davis, ex-capo consulente sanitario (Chief Medical Officer) del governo inglese, che la definisce uno «tsunami silente», pericoloso quanto il riscaldamento globale.

Ovviamente la scienza di fronte a questi nuovi pericoli non sta a guardare. Biologia sintetica, fagoterapia, addirittura la geo-ingegneria promettono di tirarci fuori dai disastri causati dalle tecnologie precedenti. Potrebbero riuscirci e speriamo lo facciano, superando gli ostacoli al loro sviluppo dettati dalle esigenze di profitto di breve periodo delle aziende private come spiegato bene da Leigh Philipps. Speriamo e lottiamo perché l’intervento pubblico prenda in mano la questione, come ha dimostrato di saper fare proprio nel caso del Coronavirus in Cina e allo Spallanzani, nonostante sottofinanziamenti e precarietà (ma non diciamolo troppo forte che qualcuno potrebbe pensare che allora va bene così). Il problema però sono i disastri a cui ci porteranno a loro volta questi innovativi rimedi. E soprattutto chi ne pagherà il prezzo. Perché la catastrofe ecologica non è uguale per tutti. Anzi, di per sé il termine non significa nulla. Ogni organismo altera il suo ambiente ed è al contempo parte dell’ambiente di un altro, con cui intrattiene rapporti tutt’altro che idilliaci. C’è simbiosi e mutualismo ma anche antagonismo e predazione. L’idea che tutto tenda verso un qualche equilibrio naturale non solo è a priori indimostrabile ma anche storicamente falsa, come mostra la sequela di estinzioni di massa che hanno preceduto la comparsa dell’homo sapiens.

Non è quindi una crisi ecologica quella a cui siamo davanti ma l’ecologia di una crisi che concentra la ricchezza in poche mani irresponsabili. Quelle di chi gioca con il fuoco convinto che non si brucerà mai, anche se manderà a fuoco tutto. Mentre noi urliamo nelle piazze che «non esiste un pianeta B», Elon Musk prepara programmi spaziali che prevedono colonie lunari e addirittura marziane nel giro di cinquant’anni. Nel caso «l’astronave terra» si rivelasse un gigantesco Titanic i passeggeri di prima classe stanno preparando le scialuppe di salvataggio. E molti scienziati ne sono involontariamente complici (alcuni volontariamente). Che la scienza non sia democratica, come va sbandierando il paladino degli anti-anti-vaccinisti Roberto Burioni non è allora un vanto ma un problema. Gli stessi paesi liberali che hanno ridotto la politica a un talk show e la democrazia al televoto, oppongono a questo libero e vuoto opinare il rigore della scienza. Ma se con democrazia si intende il potere del popolo di decidere il proprio destino, allora la partecipazione popolare al processo di produzione scientifico diventa non solo essenziale, ma qualcosa che verrebbe arricchito dal metodo scientifico e che lo arricchirebbe al contempo.

In un articolo apparso a Novembre dell’anno scorso su Nature, la più importante rivista scientifica del mondo, con l’eloquente titolo Una nuova scienza del 21esimo secolo per risposte efficaci contro le epidemie, si sostiene che «al centro di questo approccio devono esserci le comunità a rischio: le popolazioni locali sono le prime a rispondere alle epidemie e il loro coinvolgimento nelle attività di preparazione e risposta è essenziale». Va da sé che questo richiede un popolo istruito e non afflitto dalla fame, dal terrore della disoccupazione e da carichi di lavoro massacranti. Va da sé che questo richiede una rivoluzione.

*Luca De Crescenzo, attivista di Potere al Popolo!, sta curando e traducendo una raccolta di scritti del biologo, matematico e filosofo della scienza Richard Levins in uscita per Mimesis.

“Coronavirus, direttrice laboratorio Sacco: “Stiamo scambiando un’influenza per una pandemia globale”

Il post su Facebook di Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili casi di coronavirus: “Una follia, si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale”

“A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così”. A scrivere queste parole sulla sua pagina Facebook è Maria Rita Gismondo, direttore responsabile di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di possibili casi di coronavirus Covid-19 in Italia. “Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni?, è scritto nel post della direttrice del laboratorio in Lombardia. “Leggete! Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!!!”, recita un post pubblicato domenica mattina da Gismondo.

Coronavirus, Gismondo: “Follia che farà male”
E ancora, la direttrice del laboratorio ci tiene a rassicurare gli italiani: “Mio bollettino del mattino. Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la notte. In continuazione arrivano campioni. A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così. Guardate i numeri. Questa follia farà molto male, soprattutto dal punto di vista economico. I miei angeli sono stremati. Corro a portar loro la colazione. Oggi la mia domenica sarà al Sacco. Vi prego, abbassate i toni! Serena domenica!”, si legge in un altro post.

Coronavirus, la dottoressa del Sacco: “Ci sono molte che che non riesco a spiegare”
In un post pubblicato sabato sera sempre sulla sua pagina Facebook Maria Rita Gismondo ha scritto di una “giornata molto impegnativa”. “Appena ho avuto un minuto di respiro e trovati due neuroni liberi, sono riuscita a pensare. Innanzitutto un chiarimento. Il presunto (poi smentito) paziente zero è arrivato in Italia quando i voli diretti non erano ancora stati interrotti. In Italia si è fatto davvero tutto per evitare l’ingresso del virus e dobbiamo riconoscerlo. Adesso è arrivato, è vero, perché il panico? Piuttosto stupore. Ci sono molte cose che non riesco a spiegare. Prima riflessione. Il paziente zero è stato sempre negativo per il virus ma anche negativo per anticorpi. Prova inconfutabile che non è mai stato infettato. Se non è il paziente zero, come ha fatto ad infettare i suoi contatti? In Veneto sono comparsi casi positivi. Da quale contatto? C’è un unico soggetto all’origine dei due focolai? Sono burned out…ci penserò domani”. L’invito della dottoressa è quello di seguire le raccomandazioni pubblicate dal Ministero della Salute.

continua su: https://www.fanpage.it/attualita/coronavirus-direttrice-lavoratorio-sacco-stiamo-scambiando-uninfluenza-per-una-pandemia-globale/
https://www.fanpage.it/

NUOVO CORONAVIRUS, COME PREVENIRLO?

Considerata la vasta epidemia in corso a Wuhan e in altre località cinesi, riscontrati alcuni casi anche in Italia, seppur pochi, risulta prudenziale assumere informazioni per prevenire l’infezione.

Si tratta di pochi adempimenti ma da non trascurare e da memorizzare con attenzione.

Attualmente, pur in presenza di una piccola casistica nella nostra nazione, è improprio parlare di massima allerta. Pertanto vanno senz’altro evitate psicosi, atteggiamenti ansiosi e panico, con gli eccessi che ne derivano. Si consideri che l’Italia è una delle nazioni che si è meglio organizzata a livello mondiale nel prevenire il contagio: controlla tutti gli aeroporti italiani, grandi e piccoli, attraverso figure sanitarie e operatori della Protezione Civile, secondo precisi protocolli. L’Italia è stata peraltro la prima a bloccare i voli dalla Cina, zona endemica del Covid 19.

COMPORTAMENTI SUGGERITI:
1) lavarsi di frequente le mani
2) evitare contatti con persone affette da sintomatologie acute alle vie respiratorie
3) evitare di toccare con le proprie mani le vie aeree (naso e bocca) e gli occhi
4) in caso di starnuti o di tosse coprire le vie aeree
5) evitare di assumere per propria iniziativa farmaci antivirali e antibiotici, a meno che non siano stati prescritti da un medico
6) pulire e disinfettare le superfici ambientali con cloro o alcol
7) fate uso di mascherine protettive solo nel caso riteniate di essere infetti o se fate assistenza a malati
8) i prodotti fabbricati in Cina o eventuali materiali da voi ricevuti con quella provenienza non sono rischiosi
9) gli animali da compagnia non diffondono questo virus

SINTOMATOLOGIA DEL COVID-19:
1) sintomi simili a quelli influenzali delle vie respiratorie (febbre, tosse, raffreddore, fiato corto, bronchite, polmonite)
2) difficoltà a respirare generica o grave
3) sintomi gastro-intestinali
4) dissenteria
5) nei casi più gravi, anche insufficienza renale

RACCOMANDAZIONE
Nel caso in cui si ritiene di avere i sintomi evitare di recarsi al pronto soccorso; invece telefonare al vostro medico di fiducia e/o al numero verde previsto appositamente dal Ministero della Salute 1500.

Qui di seguito riportiamo una tabella riassuntiva e schematica che può essere di aiuto e che può essere da voi scaricata e stampata.

DIEGO FUSARO CENSURATO DA RAI TRE IN DIRETTA

La RAI censura in diretta Diego Fusaro e gli toglie l’audio non appena tocca certi temi…

Ricordiamo che scrivendo un messaggio al numero 3403890937 è possibile effettuare segnalazioni e partecipare al Gruppo WhatsApp: https://chat.whatsapp.com/CMTbWHBZUEpGkXZtH6A5s0 per seguire tutte le news in tempo reale oppure iscrivendosi al gruppo Telegram : @VoxItaliaUfficialePuglia o anche iscrivendosi al gruppo Instagram come @voxitalialecce. Installa l’app per seguire le mie foto e i miei video. https://www.instagram.com/invites/contact/?i=kat1hv8i0wdb&utm_content=w5mi3f

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